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꧁𝕀𝕝 𝔻𝕖𝕤𝕚𝕕𝕖𝕣𝕚𝕠 𝕃𝕚𝕖𝕧𝕖꧂

  • Immagine del redattore: D’Inchiostro Rosa
    D’Inchiostro Rosa
  • 11 mar 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Recensione


Quel desiderio che spinge a osservare, immaginare e perfezionare la realtà con nuovi indizi lasciati trasparire involontariamente da mani intente a stringere dita più piccole e curate, occhi nascosti dietro lenti particolari, sorrisi appena accennati e coperti con una tazzina da caffè.

Quel desiderio lieve che senti sulla pelle in modo intenso e con la stessa intensità si arresta, viene presentato in modo elegante e (permettetemi il termine) poetico nel racconto fatto di capitoli lunghi ben separati nel cambio di scena e narrati in terza persona al passato.

Nel caso specifico la voce narrante, concentrando quasi in modo esclusivo l’attenzione sulla protagonista riesce a trasportare il lettore in un flusso continuo di riflessione spingendolo a leggere oltre lo schema dell’immaginazione.

Laura è la perfetta compagna di questo viaggio basato poco su scambi di battute ma estremamente dettagliato in descrizioni e nell’approccio con l’altro.

Grazie a questo aspetto si avrà modo di capire personalità, pensieri e azioni dei personaggi rimasti sullo sfondo. Personaggi che nella visione di Laura risultano senza un nome proprio e per riprendere le parole dello scritto con un brevissimo spoiler: “non esiste identità al di fuori di un nome”.

Ma sapete cosa c’è di buffo? Il percorso che vede la nostra protagonista nella distinzione tra realtà e immaginazione, che la segue nel rapporto con la famiglia, i colleghi universitari, amici, conoscenti e soprattutto nel fidanzamento con quel ragazzo per cui sente di provare qualcosa di intenso ci conduce alla fusione delle due visioni: se è vero che il nome identifica la persona è pur vero il contrario.

Il nome diventa solo un etichetta che sembra rendere tutto più realistico ma in realtà cosa valorizza una figura e la sua storia, lo sguardo, le scelte e le domande che questa si pone?

In questo romanzo l’emozione è qualcosa di intenso per il semplice fatto che prende vita dinanzi alla vista perché insegna a osservare per “creare” proprio come fa la nostra amica che dalla quotidianità estrapola dettagli minuziosi da regalare ai suoi personaggi e al tatto in quanto proprio come Laura non sarà difficile assaporare vari livelli percettivi scardinando schemi di cui spesso tendiamo a usufruire.



 
 
 

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